Ci sono luoghi che sembrano essersi fermati nel tempo, sospesi tra ciò che sono stati e ciò che potrebbero ancora diventare. Vicarello è uno di questi posti – e forse è proprio questa sua incompiutezza a renderlo così suggestivo.
Frazione del comune di Bracciano, è un piccolo gioiello semi-sconosciuto, per la maggior parte in stato di abbandono. Quasi nascosto tra la vegetazione, si erge su una collina tellurica a ridosso del Lago di Bracciano. Il fascino di Vicarello risiede nel mistero delle antichità che custodisce e che si conoscono solo in parte.
In epoca romana, faceva parte di una tenuta di 1.015 ettari appartenente all’imperatore Marco Aurelio, nota come Vicus Aurelius (da cui l’attuale nome). Il territorio era però già frequentato in epoca etrusca per le acque termali, come testimoniano i numerosi resti e reperti rinvenuti, a partire dal 1852, nell’area delle terme (attive fino agli anni ’70).
Tra i ritrovamenti spiccano i famosi bicchieri di Vicarello (o vasi di Vicarello), quattro bicchieri in argento attualmente conservati al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo a Roma. Databili al I secolo d.C., hanno forma cilindrica e riportano inciso sulla superficie esterna, tappa dopo tappa, l’itinerarium Gaditanum, ovvero l’itinerario, città per città, che conduceva da Gades (Cadice) a Roma.
Della tenuta di Vicarello si hanno notizie in epoca medioevale ma l’attuale borgo risale al 1700 circa, quando una piantagione di olivi piantati nell’area rese necessaria la presenza di una tenuta agricola. All’interno dell’oliveto sorge un edificio di epoca romana, detto Casa di Ledo, restaurato nel 2005 per essere adibito a centro visite del Parco Naturale Regionale di Bracciano–Martignano.
Nel 1753 il borgo venne ultimato con l’edificazione della Chiesa dell’Annunziata, costruita in sostituzione di una vecchia chiesa, ormai in rovina. Di fronte al borgo, sull’altro lato della strada, sorge, in posizione panoramica, il Casino di Caccia degli Orsini, detto anche Casina Valadier, dal nome dell’architetto che l’acquistò nel 1789. Sembra che sia stato costruito sui resti di un’antica villa romana che era collegata da una strada in basolato alla Via Clodia che scorreva lungo la riva occidentale del lago.
A poche centinaia di metri dal borgo si possono ammirare i resti dell’acquedotto Traiano, fatto costruire dall’imperatore nel 109 d.C. per alimentare la Regio XIV Transtiberim, l’odierno quartiere romano di Trastevere. Esteso per oltre 50 km, l’acquedotto arrivava a Roma dopo un tracciato in gran parte sotterraneo lungo le vie Clodia e Trionfale, per poi proseguire su arcate in direzione della via Aurelia e terminare infine sul colle del Gianicolo. Presso il suo caput è stato rinvenuto il magnifico complesso del Ninfeo di Apollo, così identificato in seguito al ritrovamento del cosiddetto Apollo di Vicarello. La statua, in marmo pentelico e databile al II secolo d.C., raffigura un giovane Apollo, senza barba e con un mantello sulle spalle, chiuso da una fibbia arrotondata, ed è custodita nel Museo Civico di Bracciano.
Oggi il borgo conserva un’atmosfera quieta e quasi sospesa: pochi edifici, tracce di antiche architetture e una forte sensazione di isolamento lo rendono una destinazione perfetta per chi cerca autenticità e silenzio, lontano dai circuiti turistici più affollati.
L’Albergo della Posta è il punto di partenza ideale per scoprire questi luoghi. Situato nel cuore di Bracciano, rappresenta una base accogliente e strategica per esplorare il territorio con calma e immergersi nella sua atmosfera più autentica.