A una decina di chilometri dal nostro albergo c’è un luogo dove il tempo sembra essersi fermato all’improvviso. Non per scelta, ma per un destino beffardo che ha trasformato un borgo vivo e ricco di storia in un silenzio fatto di pietra e vegetazione. Si chiama Monterano, e se non l’hai ancora visitato, preparati a una delle esperienze più suggestive che il Lazio sappia offrire.
Un po’ di storia
Arroccato su un’altura tufacea fra le valli dei fiumi Mignone e Bicione, Monterano racconta oltre tremila anni di storia del territorio fra il Lago di Bracciano e i Monti della Tolfa. Le sue origini risalgono all’epoca etrusca, con successive dominazioni romane e poi longobarde.
Durante il Medioevo visse il suo periodo di massimo splendore, affermandosi come uno dei principali centri dell’area Sabatina. Nel corso dei secoli il feudo è passato tra le mani delle nobili famiglie Anguillara, Colonna, Della Rovere, Cybo, Orsini e infine Altieri. Fu proprio grazie a quest’ultima casata che il villaggio assunse un incredibile prestigio. Papa Clemente X, rampollo della famiglia, lo arricchì di numerose opere architettoniche, alcune attribuite al genio di Gian Lorenzo Bernini.
Monterano sembrava destinato a un futuro luminoso, ma come spesso accade, alla prosperità seguì la decadenza. Con la morte del Pontefice iniziò una lenta e ingloriosa agonia. Il villaggio fu progressivamente abbandonato, prima a causa della malaria, poi per le difficili condizioni di vita e, per concludere, a seguito delle devastazioni operate dalle truppe napoleoniche. Gli abitanti si trasferirono nei centri vicini e in particolare nell’adiacente sito di Canale, lasciando che la natura riprendesse il suo posto tra le pietre, lentamente, inesorabilmente.
Cosa vedere a Monterano
Oggi Monterano si presenta come un suggestivo insieme di rovine immerse nella vegetazione, all’interno della Riserva Naturale Regionale Monterano che, istituita nel 1988, copre poco più di 1.000 ettari di terreno che custodiscono una grande varietà di ambienti e una notevole biodiversità. Il percorso tra le sue rovine è un viaggio silenzioso nella storia, un’immersione totale in un’atmosfera sospesa.
Salendo verso il borgo, la prima cosa che si incontra è l’antico acquedotto con delle poderose arcate alte circa 9 metri, che affascina soprattutto perché formato da enormi massi incastonati senza calce. Secondo la tradizione popolare, questo acquedotto fu costruito dal diavolo — una leggenda che si sposa perfettamente con l’atmosfera del luogo.
Oltre alle imponenti arcate dell’acquedotto, domina la scena, con la sua altezza, la facciata del Palazzo Baronale degli Altieri. Restaurato nel XVII secolo su disegno di Bernini, univa elementi difensivi e scenografici. Nonostante l’abbandono e l’ingiuria del tempo, mostra ancora il suo intenso fascino. Nelle adiacenze del palazzo si trovano quel che resta della piccola Chiesa di San Rocco, il campanile della Cattedrale di Santa Maria Assunta e una copia della Fontana del Leone, opera anch’essa di scuola berniniana.
Pochi passi attraverso la vegetazione e si giunge a un’ampia radura dove fa bella mostra di sé la scenografica Chiesa di San Bonaventura. Progettata da Bernini e completata dal suo allievo Mattia de’ Rossi, è il simbolo del borgo e la testimonianza della sua passata importanza. Sebbene priva di tetto, conserva ancora l’eleganza della facciata e le mura perimetrali. Accanto alla chiesa sorgono i resti del convento francescano mentre nel piazzale antistante è collocata una fontana ottagonale in pietra, copia di quella originale disegnata da Bernini.
Un set cinematografico a cielo aperto
Se Monterano ti sembra familiare, forse è perché l’hai già vista … al cinema. Qui, a partire dagli anni Cinquanta, sono state girate decine di pellicole, che hanno trovato tra le pietre antiche e la vegetazione spontanea un set perfetto, capace di evocare epoche lontane e atmosfere sospese. Tra i tanti film che hanno scelto Monterano come location, si segnalano: “Ben-Hur” (1959) di William Wyler, che ricevette 11 Premi Oscar su 12 nomination; “Il Vangelo secondo Matteo” (1964), capolavoro di Pier Paolo Pasolini; “Antropophagus” (1980) di Joe D’Amato; “Il marchese del Grillo” (1981) di Mario Monicelli, con Alberto Sordi nel ruolo del protagonista; e “Ladyhawke” (1985) di Richard Donner, con Michelle Pfeiffer e Matthew Broderick.
A una ventina di minuti da Bracciano
Monterano dista appena una ventina di minuti da Bracciano. Se stai pensando di visitarlo, sai bene dove trovare la tua base di partenza: siamo qui, nel cuore di Bracciano, pronti ad accoglierti all’Albergo della Posta.